Riabilitazione neuromotoria. L’esperienza presso l’Ospedale “S. Marta” di Rivolta d’Adda

Dopo analoga esperienza vissuta a Settembre e Ottobre del 2015, a Torino, il 21 Febbraio 2017 ci ho riprovato e ho intrapreso un nuovo percorso riabilitativo intensivo, presso l’Ospedale “S. Marta” di Rivolta d’Adda (CR). Obiettivo prefissato da parte dei medici e fisioterapisti: il recupero funzionale della stazione eretta e perfezionamento delle…fasi di passaggio posturale, il tutto rivolto al miglioramento della vita quotidiana, imparando a sfruttare al meglio le mie potenzialità neuro-motorie che, almeno per quanto riguarda la forza muscolare, appare ad oggi ancora più che buona.

La riabilitazione neuro-motoria nel malato di Sclerosi Multipla, nel mio caso specifico, ha significato coinvolgere diverse figure medico specialistiche, tra cui:

  • Neurologo;
  • Fisiatra;
  • Pneumologo;
  • Cardiologo;
  • Psicologo;
  • Logopedista;
  • Fisioterapista;
  • Fisioterapista occupazionale.

Da parte mia è doveroso ricordare che, all’interno del reparto ospedaliero, operano anche infermieri e operatori socio assistenziali che coadiuvano al meglio le diverse figure mediche specialiste sopra citate, al fine di garantire al paziente ricoverato la necessaria assistenza quotidiana, oltre che a provvedere nella disposizione operativa delle terapie mirate assegnate ad ogni singolo paziente (come ad esempio, la somministrazione dei medicinali, la cura dell’igiene dei pazienti non sufficientemente autonomi, etc.).

FIGURE e SPECIALIZZAZIONI MEDICHE COINVOLTE NELLA RIABILITAZIONE

Innanzitutto, ti do una descrizione sommaria dei ruoli e dei compiti relativi alle figure mediche sopra nominate.

NEUROLOGO – Il neurologo è il medico internista specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie che possono colpire il cervello, il midollo spinale, i nervi e i muscoli.

FISIATRA – Il fisiatra è un medico specializzato in medicina fisica e riabilitazione.

PNEUMOLOGO – Medico specializzato in pneumologia, ovvero quella branca della medicina che studia le malattie dell’apparato respiratorio. La parola deriva dal greco πνεύμων (respiro) e λόγος (discorso). La pneumologia è una branca della medicina interna.

PSICOLOGO – La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altre sì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

LOGOPEDISTA – La logopedia (dalle parole greche logos “discorso” e paideia “educazione”) è una branca della medicina che si occupa della prevenzione e della cura delle patologie e dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dei disturbi cognitivi connessi (relativi, ad esempio, alla memoria e all’apprendimento). Si occupa, inoltre, dello studio delle funzioni corticali superiori e del loro fondamento neurobiologico connessi al linguaggio, alla memoria e all’apprendimento

FISIOTERAPISTA – Il fisioterapista è il professionista sanitario laureato in fisioterapia che elabora ed attua gli interventi diretti alla prevenzione, alla valutazione funzionale (o diagnosi funzionale), alla cura e alla riabilitazione delle patologie o disfunzioni nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali.

FISIOTERAPISTA OCCUPAZIONALE – La fisioterapia occupazionale è una disciplina riabilitativa che utilizza la valutazione e il trattamento per sviluppare, recuperare o mantenere le competenze della vita quotidiana e lavorativa delle persone con disabilità cognitive, fisiche, psichiche tramite attività.

Si occupa anche dell’individuazione e dell’eliminazione di barriere ambientali per incrementare l’autonomia, l’indipendenza e la partecipazione alle attività quotidiane, lavorative e sociali. La pratica della terapia occupazione è client-centred.

Quindi, il terapista occupazionale è quella figura che, in possesso del diploma universitario abilitante, opera nell’ambito della prevenzione e riabilitazione di soggetti affetti da malattie e disordini fisici o psichici, sia con disabilità temporanee che permanenti, utilizzando attività manuali, ludiche e di vita quotidiana. 

Il terapista occupazionale opera in ambito sanitario al fine di aumentare l’autonomia e la partecipazione sociale tramite attività di interesse che sono parte della vita quotidiana di una persona. I terapisti occupazionali spesso lavorano a stretto contatto con i professionisti in neuro-psicomotricità, fisioterapia, logopedia, infermieristica, assistente sociale, psicologo e medico.

COME SI SVOLGE e COSA SI FA DURANTE IL PERIODO DI RIABILITAZIONE

Le giornate iniziano alle 7:30: Dopo aver provveduto alla mia igiene personale e fatta colazione, mi tolgo il pigiama e via con l’indossarmi pantaloni della tuta, maglia e scarpe da ginnastica.

L’ambiente ospedaliero è, come quasi sempre accade, decisamente caldo e per sudare durante le sedute di fisioterapia, basta ben poco! Pertanto, d’obbligo avere più cambi intimi, almeno un paio di tute e asciugamani.

Da non dimenticarsi… Un paio di ciabatte!

Pronti… Si inizia dalla logopedia!!! Alle 8:45 mi avvio verso la saletta adibita alla logopedia, dove ad aspettarmi c’è Marta, la logopedista alla quale son stato affidato.

Il trattamento logopedico, nel mio caso, più che altro è conseguente al fatto che, causa soprattutto il mio stato invalidante che persiste ormai da circa due anni e conseguente stress, negli ultimi mesi avevo iniziato a gestire in maniera errata la respirazione in concomitanza con l’uso della parola.

Detto in termini più “alla buona”, soprattutto nei momenti di maggiore nervosismo la tendenza era quella di “biascicare”, seppur lievemente, qua e là alcune parole o lettere e la tendenza spesso è di voler terminare le frasi… In fretta e tutte ad un fiato!!!

Al temine del mese e mezzo di riabilitazione, ho ottenuto un sensibile miglioramento. Come a dire “Keep calm and… Parla bene!!!”

…Fisioterapia Neuro-Motoria… Terminata la seduta dalla logopedista, percorro in carrozzina il corridoio sito sempre al primo piano dell’ospedale, lungo il quale sono dislocati gli studi per le visite mediche fisiatriche, ortopediche e neurologiche, oltre che le stanze adibite a palestre più o meno grandi.

Ed è proprio in quest’ultime che ho avuto modo di svolgere la mia riabilitazione neuro-motoria, seguito da fisioterapiste e fisioterapisti quali Deborah, Andrea, Marina, Anna, Ludovico, Loredana, Giacomo, Maresca, Clelia, Enrica (Fisioterapista pneumologica)

A loro vanno i miei più sentiti ringraziamenti, così come al Dott. Mariani, alla Dott.ssa Ciparrone, al Dott. Ronchi ed alla Caposala Manuela.

Ma in cosa consiste nello specifico l’attività di riabilitazione neuro-motoria?

Per spiegare in breve di cosa si tratta ho ritenuto esaudiente e chiara la definizione data dal Dott. Thompson A. J., medico, professore e studioso che nel 1998, l’ha così definita:

 “La riabilitazione mira a massimizzare l’indipendenza funzionale attraverso la stabilizzazione della funzione, la riduzione della disabilità e la prevenzione di complicanze secondarie, attraverso un processo educativo che incoraggia l’indipendenza dell’individuo. In altre parole è un processo di cambiamento attivo attraverso il quale una persona disabile acquisisce e usa le conoscenze e le abilità necessarie per rendere ottimali le proprie funzioni fisiche, psicologiche e sociali”

Detto ciò, è importante che tu sappia che quando si parla di malati di SM, non tutti mostrano i medesimi sintomi. Infatti, tra le caratteristiche più importanti quanto subdole e fastidiose dal punto di vista sia della manifestazione, così come dell’evolversi della SM, certamente vi è la varietà dei sintomi e l’imprevedibilità di come gli stessi potrebbero poi eventualmente evolversi o cambiare e magari, peggiorare .

Ho tenuto a sottolineare questa cosa per il fatto che questo articolo parla della mia situazione, della mia personale realtà e di come nel mio specifico caso si sia già agito e ancora si stia (quotidianamente) agendo ancora per contribuire a mantenere uno standard di vita migliore possibile, consapevoli sia io che medici e fisioterapisti, delle mie potenzialità.

Sin dal primo giorno di trattamento si è lavorato moltissimo sulla stimolazione della propriocettività interessante la gamba sinistra, così come quella del braccio sinistro e della mano.

Ogni giorno, mattina e pomeriggio, si è proceduto con esercizi motori, di stimolazione sensoriale e propriocettiva.

Alcuni trattamenti hanno comportato l’impiego di spugne e tavolette propriocettive. 

In almeno tre occasioni, non sono mancate opportune manipolazioni e massaggi volti a decontrarre alcune tensioni muscolari manifestatesi e che hanno interessato in particolar modo a sinistra, i muscoli del collo, della spalla, del braccio e del pettorale.

…Fisioterapia occupaziole: di cosa si tratta, “praticamente”

Ho elencato, all’inizio di questo articolo, tra le rispettive definizioni riferite alle figure mediche e tipi di attività neuro-motorie intraprese durante il periodo di riabilitazione, la fisioterapia occupazionale e probabilente ti sarai chiesto: di cosa si tratta?

Per quanto riuarda le mere definizioni di fisioterapista e fisioterapia occupazionale, non mi dilungo oltre a quanto già ho illustrato al’inizio dell’articolo, al paragrafo  “FIGURE e SPECIALIZZAZIONI MEDICHE COINVOLTE NELLA MIA RIABILITAZIONE”.

Nel mio caso, si è iniziato parlando dell’appartamento dove attualmente vivo, al fine di valutare se fosse per me facilmente accessibile, visitabile e adattabile (Vedi “APPROFONDIMENTO” di seguito).

Si è parlato pertanto di: rampe di accesso al posto dei gradini, larghezza delle porte, presenza o meno di maniglioni di sostegno e loro disposizione all’interno dei bagni, in particolare nelle zone del bidet, WC , doccia e vasca da bagno. 

Si è affrontato così, il tema dell’eliminazione delle così dette “barriere architettoniche” e della loro possibile elminazione.

Alla luce dei problemi di equilibrio e delle mie compromesse sensibilità e coordinazione degl’arti di sinistra, con l’aiuto della fisioterapista ho analizzato quindi, come io svolgessi determinate azioni della vita quotidiana come, ad esempio, tenessi la posata con la mano sinistra, come io riuscissi ad occuparmi autonomamente della mia igiene personale quotidiana, come svolgessi determinati passaggi posturali dalla carrozzina alla comune sedia o alla seduta del WC e anche come io utilizzassi la tastiera del PC e del cellulare, oltre a come io riuscissi a vestirmi e spogliarmi in maniera autonoma, così a come mi allacciassi i lacci delle scarpe.

Terminata questa prima valutazione, si è proceduto a determinare quali potessero essere gli accorgimenti più adatti al mio caso ed alle annesse problematiche neuro-motorie ed ho intrapreso lo svolgimento di alcuni semplici lavori di bricolage, volti alla stimolazione e all’utilizzo della mano sinistra.

Attraverso la fisioterapia occupazionale si apprendono così metodi di azione per poter svolgere al meglio delle proprie possibilità, le normali azioni quotidiane, così da permettere al paziente di continuare ad essere il più autonomo possibile.

*** *** (APPROFONDIMENTO) *** ***

ELIMINAZIONE DI EVENTUALI BARRIERE ARCHITETTONICHEAccessibilità, visitabilità ed adattabilità dell’immobile.

EDIFICIO ACCESSIBILE – Secondo questo requisito un edificio e le singole unità immobiliari che lo compongono possono essere raggiunte e percorse senza alcuna limitazione da una persona portatrice di handicap che si muove in carrozzina.

All’esterno deve esserci almeno un percorso che non presenti barriere architettoniche (gradini ed ostacoli in genere). Negli edifici con più di tre piani risulta obbligatoria l’installazione di un ascensore. 

Per gli edifici fino a tre piani deve essere garantito l’accesso al piano terreno e la possibilità di una futura installazione di meccanismi di sollevamento in verticale per i piani superiori, qualora se ne presenti l’esigenza.

Almeno il 5% degli alloggi di edilizia sovvenzionata devono risultare accessibili con un minimo di 1 unità per ogni intervento.

EDIFICIO VISITABILE – Per visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare.

Si tratta, dunque, di una forma accessibilità limitata ad alcune parti dell’edificio e delle singole unità immobiliari. Tale requisito si intende soddisfatto quando è garantito l’accesso agli spazi di soggiorno, ad un servizio igienico e ai percorsi di collegamento.

EDIFICIO ADATTABILE – Per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Rappresenta un livello ridotto di qualità: infatti gli spazi devono essere progettati in modo tale da renderli accessibili con poche trasformazioni che abbiano un costo limitato. La presente normativa prevede in particolare che si possa facilmente attuare un intervento di abbattimento delle barriere architettoniche.

Si deve pertanto prevedere lo spazio per l’installazione di un elevatore.  In alternativa le scale di accesso all’abitazione, o quelle all’interno della stessa, devono essere progettate per potervi installare un montascale. Il D.M. 236/89, chiariti questi concetti di carattere generale, individua i criteri di progettazione corrispondenti ai tre livelli qualitativi esposti.

*** *** ***

RISULTATI OTTENUTI e CONCLUSIONI

Dopo un mese e mezzo di fisioterapia intensiva, ci sono stati piccoli, ma importanti miglioramenti per quanto riguarda la stazione eretta da fermo e gli spostamenti posturali accennati in precedenza.

Si sperava, io per primo, di potermi rivedere in qualche modo nuovamente in piedi e capace nel muovere nuovamente qualche passo in equilibrio come tutti…. Come una volta.

Ma la persistente mancanza di equilibrio portato dall’instabilità della gamba sinistra, ancora mi assilla.

Come ribadisco spesso a famigliari, amici e parenti, il verbo mollare l’ho ormai cancellato dal mio vocabolario.

Mollare non avrebbe alcun senso anche perchè potrebbe significare incombere in eventuali ulteriori peggioramenti.

Proprio ieri, Mercoledì 3 Maggio, ho iniziato un nuovo periodo di riabilitazione neuro-motoria in regime ambulatoriale presso Ospedale Maggiore di Crema.

Il prossimo Sabato inizierò inoltre a praticare idrokinesiterapia, presso la piscina Piscina Idroterapica Kered’Onda, di Crema (CR).

Concludo permettendomi di dare un consiglio a chiunque dovesse trovarsi a fare i conti con un proprio malessere fisico o psicologico ed eventualmente fosse indeciso o timoroso sul da farsi, sul “da dove iniziare”: non abbiate paura di parlarne con la vostra famiglia, con gli amici più cari e con le figure professionali mediche competenti.

Non abbiate timore e non stancatevi di chiedere ed informarvi.

Ogni vostro dubbio, di fronte alla vostra situazione di malessere, merita certamente una risposta. Lo so, spesse volte la principale paura è proprio quella di non sentirvi dare le risposte che vi aspettavate.

Siate leali con voi stessi e, di conseguenza, con coloro ai quali la vostra salute sta davvero a cuore.

Durante periodi di riabilitazione più o meno lunghi ed in regime di ricovero ospedaliero, ci sono attimi o addirittura ore della giornata in cui molti, anzi troppi pensieri, si accavallano ed il tempo al di fuori di quello dedicato alle visite ed alle sedute di fisioterapia, potrebbe sembrarvi interminabile.

Concentratevi su voi stessi. Portatevi un libro o magari anche un tablet se ne aveste la possibilità; vi aiuteranno a tenere un occhio sulle notizie riguardo a ciò che fuori dall’ospedale e da voi stessi, nel bene e nel male, continuerà comunque ed inesorabilmente ad accadere.

Inutile inoltre piangersi addosso per ciò che sarebbe potuta essere la nostra vita se non ci fossimo ammalati, se non avessimo dovuto interrompere drasticamente il nostro lavoro ed il nostro modo di vivere, se, se, se….

Con i se e con i ma, non si va davvero da alcuna parte. I veri ed unici limiti per noi stessi, sono solamente quelli che noi stessi troppo spesso ci poniamo.

Alessandro Baroni

Images by Alessandro Baroni, Freepik and Pixabay

 

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